Mangiare senza preoccupazioni. Si può?

Tema scottante di questi ultimi giorni è il gravissimo problema dei cibi contaminati provenienti dalla “Terra dei fuochi”: telegiornali e servizi inchiesta riportano ogni giorno dati allarmanti che ci sconvolgono e disorientano. Sembra sempre più difficile riuscire a vivere serenamente e mangiare in modo sano.

Panorama, edizione del 20 Novembre, dedica un’interessante inchiesta alla “questione pomodoro”, facendo un resoconto dettagliato: la situazione in questa zona è innegabilmente drammatica, ma non bisogna dimenticare che la Terra dei fuochi (il territorio presente tra Caserta e Napoli) rappresenta solo l’1% della superficie coltivabile e che, in ogni caso, i controlli sui prodotti campani vengono fatti continuamente sia dalle ASL che dagli enti preposti come la Polizia Forestale e anche dalle aziende private che poi li acquistano per le loro produzioni destinate alla vendita al dettaglio. 

La paura dei metalli pesanti e delle sostanze velenose però resta e rende il momento della spesa sempre più complicato e confuso. Esiste un modo per difendersi ed evitare il panico?

Il Pettirosso consiglia di controllare sempre le etichette alimentari e verificare la provenienza dei cibi freschi e conservati: oltre al nome del prodotto, agli ingredienti e alla quantità, c’è il lotto di produzione che, unito al codice del produttore, risulta più affidabile del codice EAN, perché specifica l’indicazione d’origine e le informazioni relative alla sede dello stabilimento di produzione e di confezionamento.

Il codice EAN (European Article Number) è un insieme di barre e numeri che permette di risalire alla nazionalità dell’azienda produttrice (numero 800 per l’Italia) ma che non corrisponde per forza alla provenienza del prodotto. Ad esempio, esistono multinazionali italiane che producono e distribuiscono in Italia ma che non hanno sede in Italia e di conseguenza, il numero iniziale del codice EAN non sarà 800.

Per questo sull’etichetta è obbligatorio inserire altre informazioni che riguardano lo stabilimento di produzione e la provenienza della materia prima (nello stabilimento di…” – “prodotto da…” – “prodotto per …”). Inoltre il lotto di produzione assieme al codice del produttore (PV7 nel caso di Petti) sono fondamentali per la rintracciabilità del prodotto, per localizzare chi l’ha confezionato anche in casi che prevedano il ritiro o il richiamo del prodotto dal mercato.

Ad esempio, Petti si serve anche del QR Code come una carta d’identità: basta un click per leggere tutte le informazioni sul prodotto.

Ricordatevi i consigli del Pettirosso: informatevi, leggete, controllate! Fatelo sempre, anche se avete poco tempo. È l’unico modo che noi consumatori abbiamo per continuare a mangiare con tranquillità e per evitare rischi.

piccolinopetti

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